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Le raccomandazioni di SEMI Europe per il futuro Chips Act 2.0

SEMI Europe per il futuro Chips Act 2.0

Nel documento “30 Recommendations for a Forward-Looking European Chips Act”, SEMI Europe fornisce il suo contributo alle consultazioni in atto per modificare l’attuale legge europea sui semiconduttori (European Chip Act).

Nell’ambito delle consultazioni in atto per modificare l’attuale legge europea sui semiconduttori (European Chip Act), SEMI Europe ha pubblicato un rapporto che valuta lo stato dell’attuazione dell’European Chips Act e formula 30 raccomandazioni strategiche per rafforzare il sistema europeo dei semiconduttori in vista della futura “Chips Act 2.0”.

Il documento “30 Recommendations for a Forward-Looking European Chips Act analizza i tre  “pilastri” principali dell’attuale Chips Act:

  1. Ricerca & sviluppo (Pillar I)
  2. Investimenti in produzione “first-of-a-kind” e espansione produttiva (Pillar II)
  3. Resilienza della filiera e monitoraggio delle crisi (Pillar III)



Il rapporto riconosce i progressi europei ma sottolinea anche deficit critici in copertura geografica e tecnologica, nella complessità amministrativa e nell’appoggio a segmenti strategici come design, materiali e apparecchiature.
Secondo SEMI Europe, l’obiettivo è creare un ecosistema europeo competitivo, resiliente e in grado di innovare lungo l’intera filiera dei chip – dal design alla fabbrica, dalla fornitura di materiali ai sistemi integrati.

Stato dell’arte: traguardi raggiunti e gap aperti

Il rapporto evidenzia che l’Europa ha avviato iniziative rilevanti: fondi e programmi per R&D, piani di investimento per fonderie, alleanze pubblico-private, e una maggiore attenzione alle filiere critiche.

Tuttavia, rimangono vari gap da colmare, ad esempio:

  • La copertura geografica è frammentata e non uniforme in tutti i Paesi UE.
  • Le tecnologie più avanzate (apparecchiature per produzione, materiali speciali, IP di design) non sono ancora sufficientemente sviluppate in Europa.
  • Le procedure amministrative, soprattutto per il Pillar II (investimenti fabbrica), sono complesse e rallentano la realizzazione.
  • Le piccole e medie imprese (PMI) e le startup necessitano di accesso più facile ai finanziamenti.
  • Serve un migliore coordinamento fra autorità nazionali e comunitarie.

L’unione di questi fattori pone il rischio che l’Europa resti “a rincorrere” rispetto ad altre regioni leader del settore.



Le 30 raccomandazioni: linee strategiche chiave

Pur senza elencarle tutte singolarmente, è utile riportare le principali direzioni strategiche che il rapporto suggerisce:

  1. Semplificazione e accelerazione amministrativa per progetti di fabbrica e infrastrutture tecnologiche.
  2. Maggiore supporto finanziario e fiscale alle PMI, startup e progetti di frontiera (es. advanced packaging, materiali, equipment).
  3. Rafforzamento del design e della proprietà intellettuale in Europa, per evitare dipendenze esterne critiche.
  4. Espansione delle capacità produttive front-end e back-end in Europa, incluse fabbriche “first-of-a-kind” per chip avanzati, substrati, packaging e test.
  5. Miglioramento della resilienza della supply chain: diversificare fornitori, aumentare la visibilità della catena, predisporre strumenti di monitoraggio delle crisi.
  6. Coordinamento pubblico-privato: creare comunità tecnologiche, centri di eccellenza, partnership per l’intero ecosistema chip.
  7. Formazione e forza lavoro: espandere le competenze specializzate, favorire la riqualificazione, attrarre talenti in Europa.
  8. Sostenibilità e decarbonizzazione: incentivare processi e materiali più “verdi” nella fabbricazione dei semiconduttori.
  9. Registri e monitoraggio dei flussi strategici: garantire che l’Europa abbia visibilità su materiali, macchinari e tecnologie che transitano nella filiera dei chip.
  10. Chiarezza normativa e visione strategica a lungo termine: evitare politiche “spot” e garantire un quadro stabile per investitori e industria.

Queste raccomandazioni vanno intese come un pacchetto integrato: non basta intervenire su un solo aspetto, ma serve una visione coordinata su più fronti.

Implicazioni per l’industria europea dei semiconduttori

Per le aziende, queste raccomandazioni indicano che chi crede nella “filiera europea” deve prepararsi a un periodo di forte impegno: investimenti, partnership, e nuovi modelli di collaborazione saranno fondamentali.
In particolare:

  • Le imprese di design devono rafforzarsi per non essere “clienti” passivi di tecnologie estere.
  • Le fonderie e i produttori di apparecchiature e materiali trovano nell’Europa sia opportunità (incentivi, politiche favorevoli) sia rischi (ritardi, costi elevati) se non si adeguano.
  • Le PMI e le startup devono approfittare dei programmi di supporto, ma anche prepararsi a competere su scala globale.Dal punto di vista pubblico, la sfida è evitare che l’Europa diventi “fabbrica lenta” rispetto ad Asia o Stati Uniti: occorre velocità, coerenza e semplificazione.



Verso il “Chips Act 2.0”: cosa serve per la prossima fase

Il documento di SEMI Europe chiarisce che il Chips Act originale è stato un passo importante, ma che la fase successiva (2.0) deve essere ancora più ambiziosa. I punti centrali includono:

  • Aumento della densità tecnologica: processi più avanzati, packaging di nuova generazione, materiali critici.
  • Produzione su più “nodalità” geografiche: l’Europa non può fare affidamento su poche fabbriche concentrate in pochi Paesi.
  • Maggiore autonomia strategica nei segmenti chiave: design, materiali, macchinari.
  • Fondo europeo di investimento più rapido e “snello” per chip, complementare ai sistemi nazionali.
  • Framework di crisi (monitoraggio, allerta precoce, diversificazione) per evitare shock futuri come quelli del primo decennio 2020.

Conclusione

Il rapporto di SEMI Europe manda un messaggio chiaro: l’Europa ha imboccato la direzione giusta nella strategia dei chip, ma il tempo stringe. Se vuole restare competitiva e non solo dipendente da altre regioni, dovrà accelerare su più fronti, abbattere la burocrazia, sostenere le imprese e garantire una filiera realmente integrata. Le 30 raccomandazioni delineano una roadmap ambiziosa, ma il successo dipenderà dalla rapidità e dalla coerenza con cui industria, Stati membri e Unione Europea sapranno tradurle in azione.