
Secondo i primi report, la nuova app cinese sarebbe in grado di garantire prestazioni simili, se non superiori, a quelle dei più avanzati servizi AI americani, con un costo dell’hardware pari a una frazione di quanto speso dai provider statunitensi per realizzare i loro data center AI.
È come se, improvvisamente, la Cina annunciasse di essere riuscita a realizzare un reattore per la fusione nucleare a costi irrisori. Crollerebbero i prezzi del petrolio, le quotazioni delle aziende che producono pannelli solari e pale eoliche, così come quelle delle miniere che estraggono carbone e gas, insieme alle società che trasportano questi prodotti via mare o via terra.
È quanto sta accadendo oggi nel mondo dell’hi-tech, dopo che la cinese DeepSeek ha rilasciato un modello di linguaggio di grandi dimensioni gratuito e open source che, a suo dire, funziona grazie a un hardware a basso costo, infinitamente più economico dei grandi data center AI sui quali si basano modelli come GPT-4 di OpenAI o Llama 3.1 di Meta.
Alla Borsa di New York, NVIDIA sta perdendo circa il 15%, TSMC il 10%, Microsoft il 7%, Micron il 9,5%, Broadcom il 12,5% e così via. L’indice Nasdaq nel suo complesso è in calo di quasi il 3%.
Ci si domanda come sia stato possibile che le aziende più avanzate al mondo in questo settore abbiano avuto bisogno di un tale supporto hardware per ottenere i risultati che una start-up cinese ha raggiunto con così poche e obsolete GPU di NVIDIA.
Dalle prime indiscrezioni, sembra infatti che l’hardware su cui si basa la chatbot di DeepSeek utilizzi le ormai antiquate GPU H800 di NVIDIA e che il costo complessivo dell’hardware non abbia superato i 6 milioni di dollari.
Naturalmente, ci si chiede anche quanto i primi report sulle performance dell’app rilasciata da DeepSeek siano veritieri. D’altra parte, per verificarlo basta scaricare l’app ed effettuare qualche test.
Probabilmente anche per questo motivo l’app è stata scaricata da milioni di utenti in Cina, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, superando per numero i download che ChatGPT aveva registrato nei giorni successivi al rilascio. Questa corsa, tuttavia, sta incontrando non poche difficoltà a causa di milioni di utenti che stanno tentando di registrarsi, con il sistema che risponde sempre più spesso di non essere in grado di accettare nuove registrazioni.
Il rilascio di DeepSeek arriva solo pochi giorni dopo l’annuncio dell’amministrazione Trump dell’iniziativa Stargate, una società che intende investire 500 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni per costruire una nuova infrastruttura di intelligenza artificiale negli Stati Uniti, sostenuta da OpenAI, Softbank e Oracle.
La tecnologia della società cinese sta sollevando dubbi sul fatto che la domanda di chip di NVIDIA potrebbe subire un duro colpo, nonché sul fatto che gli investitori stiano sopravvalutando i titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale, dall’intero ecosistema dell’hardware (fonderie, fabbricanti di memorie, produttori di impianti, ecc.) a chi produce il software e gestisce i grandi data center AI: Microsoft, AWS, Meta, ecc.
Si tratta di un business che aveva attratto centinaia di miliardi di dollari di investimenti e che potrebbe bruciare una ricchezza enorme.
Un problema non da poco per la nuova amministrazione Trump.
C’è naturalmente chi minimizza. Nessuna società al mondo, si dice, utilizzerà mai i modelli e l’infrastruttura di una società cinese per le proprie applicazioni AI, non solo per problemi di sicurezza, ma anche per il timore che le soluzioni possano essere “manipolate” per scopi politici e/o economici da chi controlla DeepSeek. Non è neppure escluso che alcuni paesi ne vietino l’utilizzo, a partire dagli Stati Uniti. Se questi ultimi volevano bandire TikTok, figuriamoci se possono consentire l’utilizzo di una piattaforma molto più sensibile e critica come DeepSeek.
Resta il fatto che molti sono curiosi di capire come sia possibile ottenere tali performance con risorse hardware così scarse. Una possibilità che, se confermata, metterebbe in ogni caso in crisi l’attuale modello hardware/software per l’intelligenza artificiale, con tutte le conseguenze del caso.



