Dopo numerose sollecitazioni, l’azienda ha convocato per giovedì 20 febbraio i sindacati. Intanto sono in arrivo i primi scioperi.
L’insistenza con la quale tutti i sindacati e i rappresentati di numerose forze politiche hanno chiesto a STMicroelectronics di rendere note le iniziative che l’azienda intende adottare per affrontare il forte calo delle vendite degli ultimi mesi, sembra aver finalmente fatto breccia nel muro di silenzio della multinazionale italo-francese.
I vertici dell’azienda hanno infatti convocato le organizzazioni sindacali per un incontro giovedì 20 febbraio durante il quale, i vertici di ST dovrebbero illustrare le strategie che l’azienda intende mettere in atto per affrontare il difficile momento economico, con particolare riferimento alle ricadute sul piano occupazionale.
Già durante il Capital Market Day del novembre scorso, la società aveva annunciato un programma di riduzione dei costi che prevedeva interventi sul personale attraverso prepensionamenti e un rallentamento del turnover. La necessità di queste misure era stata ribadita dal CFO Lorenzo Grandi alla fine di gennaio, durante la conference call di presentazione dei risultati finanziari dell’anno 2024. In quella occasione, l’azienda aveva evidenziato, per l’intero anno fiscale 2024, un calo del fatturato 23,2% e un ben più preoccupante calo degli utili del 63%. Tuttavia, quello che aveva colpito maggiormente, erano state le deludenti previsioni per il primo trimestre 2025 (con vendite stimate di 2,51 miliardi di dollari, in ulteriore calo del 24,4% rispetto al trimestre precedente) nonché la mancanza di previsioni per l’intero 2025 a causa di una scarsa “visibilità”, come si dice in questi casi, sulle prospettive future.
A suggerire che la crisi di ST non dipenda solo dalla natura ciclica del mercato dei semiconduttori, pochi giorni fa sono arrivate le previsioni del management di Infineon, il principale rivale di ST, che indicano per il 2025 una ripresa, seppure modesta, delle vendite.
Vale la pena ricordare anche le accuse (sfociate in due class action negli Stati Uniti) contro l’attuale management di ST per aver rilasciato dichiarazioni fuorvianti sulle prospettive della società, tali da indurre in errore azionisti e fondi di investimento, nascondendo in particolare il peggioramento del mercato automobilistico.
Sullo sfondo di questa crisi si profilano anche le ombre di uno scontro per la governance dell’azienda tra i governi italiano e francese che si dividono pariteticamente il pacchetto di controllo della società, pari al 27,5% delle azioni in circolazione.
Il Presidente e CEO della società, il francese Jean-Marc Chéry, è stato più volte accusato dalla componente italiana di favorire gli investimenti francesi rispetto a quelli italiani. Per questo motivo, l’anno scorso era stato modificato lo statuto della società per consentire all’italiano Lorenzo Grandi di affiancare nel Managing Board proprio Jean Marc Chéry.
Le accuse avevano interessato in particolare il nuovo impianto di front-end per wafer da 300 mm (iniziativa ormai abortita) che ST aveva deciso di realizzare in partnership con GlobalFoundries a Crolles (Francia) per un investimento complessivo di 7,4 miliardi di euro di cui 2,9 miliardi garantiti dal governo francese.
A fronte di questa iniziativa, l’Italia aveva ottenuto il via libera al progetto della nuova fabbrica per semiconduttori in carburo di silicio da 200 mm di Catania con un investimento di 5 miliardi di euro di cui due garantiti dallo stato italiano.
Quest’ultima vicenda evidenzia come troppo spesso le strategie aziendali di società a controllo pubblico come STMicroelectronics vengano prese sulla base di motivazioni che poco o nulla hanno a che fare con le logiche industriali e di mercato.
Grande malumore da parte italiana aveva anche suscitato la recente riorganizzazione della società in due soli gruppi di Prodotto con l’uscita dell’italiano Mario Monti (tra l’altro, uno dei testimoni dell’ultima class action americana) che guidava la soppressa divisione Automotive e Discrete group.
Le richieste al management della società
Le allarmanti notizie sui conti e, soprattutto, il silenzio del management sulle azioni che la società intende intraprendere nei prossimi mesi, hanno determinato un crescendo di reazioni da parte di sindacati, amministratori locali e rappresentanti politici, sempre più preoccupati sulle possibili ricadute occupazionali. Numerose sono state anche le sollecitazioni rivolte ai rappresentanti istituzionali, in particolare al ministro Adolfo Urso, affinché chiarisca con STMicroelectronics gli aspetti della crisi in atto, in una vicenda che vede lo Stato Italiano doppiamente coinvolto in quanto anche azionista di riferimento dell’azienda.
Le richieste di chiarimenti si sono fatte ancora più incalzanti dopo l’annuncio delle due settimane di cassa integrazione richieste dall’azienda per 2.500 lavoratori del sito di Catania.
La questione è stata portata anche in sede europea, con l’europarlamentare del M5S Giuseppe Antoci che ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea sulla richiesta di cassa integrazione sottolineando come ciò avvenga a meno di un anno dall’approvazione da parte dell’UE degli aiuti di Stato di 2 miliardi di euro per il potenziamento del sito produttivo di Catania.
“Non si può finanziare”, sostiene Antoci, “con miliardi di euro pubblici un settore strategico come quello dei semiconduttori e poi assistere ad una crisi occupazionale nello stabilimento di Catania. Bisogna chiarire come sono state investite queste risorse e come la Commissione intende tutelare sviluppo e occupazione.”
Anche tutte le sigle sindacali, locali e nazionali, sono intervenute sulla questione; c’è stato persino un primo tentativo di incontro con l’azienda in occasione dell’audizione in Commissione Attività Produttive dell’Assemblea Regionale Siciliana nella mattina di martedì 11 febbraio.
La proclamazione dello stato di agitazione
Sulla vicenda, dopo le richieste di incontri e di chiarimenti, i sindacati sembrano voler passere dalle parole ai fatti. Per la segretaria generale della Fiom Catania, Rosy Scollo “A fronte di diversi solleciti da parte nostra, l’azienda ancora non convoca il tavolo richiesto sulle prospettive della più grande azienda di microelettronica presente nel nostro Paese con oltre 13.000 lavoratrici e lavoratori. In assenza della convocazione urgente da parte del Governo e della chiarezza necessaria da parte dell’azienda è stato proclamato lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti. Non è possibile che gli eventuali errori dei vertici aziendali ricadano sui lavoratori, soprattutto in un territorio complesso come Catania già messo a dura prova dalla crisi industriale. STMicroelectronics a Catania è strategica per il Paese, figuriamoci per la nostra Isola. Meno di un anno fa venivano annunciati 5 miliardi di investimenti nel nostro territorio. Oggi dal Governo c’è solo silenzio. Se già prima chiedevamo di essere ricevuti dal Ministero, ora lo reclamiamo a gran voce”.
Anche ad Agrate Brianza i sindacati locali sono sul piede di guerra. I primi a mobilitarsi saranno gli aderenti a Usb e Uilm con un presidio davanti ai tornelli dell’azienda dalle 13 alle 15 di lunedì 17 febbraio. Il giorno successivo saranno gli aderenti alla Fiom Cgil e alla Fim Cisl a manifestare dalle 7:30 alle 9:30, sempre davanti ai tornelli d’ingresso.
Queste proteste si terranno nonostante la convocazione annunciata per giovedì 20 febbraio, con i sindacati che temono una mossa tattica per prendere tempo. “Se l’azienda pensa di poterci concedere un confronto solo formale si sbaglia di grosso: siamo pronti a rilanciare la mobilitazione con ancora più forza”, si legge in una nota delle Fiom Monza Brianza.
“Come dichiarato nel comunicato del 31 gennaio 2025, il coordinamento Stm della Fim Cisl è fortemente preoccupato rispetto alla gestione industriale degli ultimi anni, il paventato obiettivo di crescita di fatturato fino i 20 miliardi di dollari di ricavi, prima previsto nel 2027 e poi rivisto al 2030, ad oggi ci appare decisamente irrealizzabile. Soprattutto se si confermasse il trend dei volumi del primo trimestre che porterebbe ad un fatturato annuo previsto tra i 10 e 11 miliardi di dollari. Queste ulteriori ipotetiche notizie anche sulla gestione politica del gruppo devono indurre il Ministro Giorgetti, il cui ministero detiene il 13% delle azioni di STMicroelectronics (altro 13% il governo francese), a convocare con urgenza un incontro con le parti sindacali, più volte da noi sollecitato, per un confronto sulle scelte politiche industriali del Board di ST e contestualmente con il Ministro Urso per sostenere e rafforzare gli investimenti effettuati sul processo produttivo negli ultimi anni a Catania, per estenderli anche al sito produttivo di Agrate”, si legge in un comunicato della Fim Cisl.



