
Secondo indiscrezioni, Broadcom avrebbe abbandonato il suo progetto di costruire un impianto di produzione di microchip in Spagna, promosso nell’ambito del progetto strategico spagnolo PERTE Chip.
Il progetto spagnolo per la costruzione di un impianto di microchip ha subìto una battuta d’arresto che molti attribuiscono direttamente al reinsediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e alla sua rinnovata politica di reshoring. Alcuni hanno persino ipotizzato un intervento diretto dell’ex presidente su Broadcom, come possibile ritorsione per l’atteggiamento meno conciliante del governo Sanchez nei confronti delle recenti richieste americane in ambito NATO.
Nel giugno 2023, Broadcom aveva annunciato l’intenzione di costruire in Spagna un avanzato impianto di back-end per semiconduttori, con un investimento stimato in un miliardo di dollari. L’iniziativa era parte integrante del Progetto Strategico PERTE Chip, sostenuto dal governo di Madrid con fondi pubblici, e aveva suscitato grande entusiasmo, diventando un simbolo delle nuove ambizioni tecnologiche della Spagna nel contesto europeo.
Il sito prescelto, secondo fonti governative, sarebbe stato situato nei pressi di Barcellona, in Catalogna. Questo impianto, destinato alle operazioni di confezionamento e test dei semiconduttori, avrebbe rappresentato il primo grande investimento diretto di un colosso americano in questo ambito sul suolo spagnolo.
Tuttavia, nelle ultime settimane, i negoziati tra Broadcom e il governo spagnolo si sarebbero arenati. Secondo fonti vicine al dossier, a determinare la rottura sarebbe stata una combinazione di fattori: da un lato, la lentezza dell’esecutivo spagnolo nel finalizzare gli impegni previsti dal PERTE Chip e nel rendere disponibili i finanziamenti promessi; dall’altro, il nuovo clima geopolitico e industriale statunitense instauratosi con il ritorno alla presidenza di Donald Trump.
Il nuovo presidente ha infatti rilanciato con forza la strategia del “reshoring” – la rilocalizzazione della produzione tecnologica critica all’interno dei confini nazionali – facendo pressione su molte aziende americane affinché riportino in patria la produzione o evitino nuove espansioni all’estero.
Una battuta d’arresto per le ambizioni spagnole
La rinuncia di Broadcom rappresenta un duro colpo per le ambizioni del governo spagnolo, che sperava di posizionare il Paese come uno degli hub europei del settore dei semiconduttori. Il PERTE Chip, con una dotazione di 12 miliardi di euro, era stato lanciato nel 2022 proprio con l’obiettivo di attrarre investimenti internazionali e rafforzare la sovranità tecnologica della Spagna. Con l’abbandono del progetto da parte di Broadcom, viene meno quello che doveva essere il suo pilastro più concreto. Al momento, non risultano alternative già pronte a sostituire l’iniziativa dell’azienda americana.
La questione Trump e le ripercussioni NATO
Alcuni osservatori collegano la decisione di Broadcom anche a un possibile deterioramento dei rapporti diplomatici tra Madrid e Washington. In particolare, secondo indiscrezioni riportate dalla stampa spagnola, la scelta dell’azienda potrebbe essere stata influenzata da recenti tensioni nate a seguito del rifiuto del governo spagnolo di accogliere pienamente alcune richieste statunitensi in ambito NATO. L’ipotesi è che l’operazione sia stata “raffreddata” su indicazione diretta della nuova amministrazione americana come forma di pressione politica.
L’ennesimo fallimento europeo
Se confermata, la cancellazione dell’investimento rappresenterebbe una sconfitta simbolica e strategica non solo per la Spagna, ma anche per molte altre iniziative europee nel settore dei semiconduttori, a partire dai faraonici progetti tedeschi di Intel. Anche la joint venture tra STMicroelectronics e GlobalFoundries per la costruzione di una fonderia comune in Francia sembra essere entrata in una fase di stallo, senza aggiornamenti ufficiali da mesi.
Ancora più allarmanti sono le notizie riguardanti il sito produttivo di Agrate Brianza di STMicroelectronics, dove, nonostante gli ingenti contributi pubblici, l’azienda sarebbe intenzionata a tagliare un migliaio di posti di lavoro. Anche l’iniziativa di Wolfspeed in Germania per la costruzione di un impianto in collaborazione con ZF è definitivamente tramontata, dopo la crisi che ha colpito la società americana, messa in ginocchio dall’agguerrita concorrenza cinese.



