martedì, Aprile 21, 2026
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Tra speranze e timori: lo stabilimento novarese di SILICON BOX è ancora in attesa della prima pietra

SILICON BOX Novara

A due anni dall’annuncio del maxi-investimento da 3,2 miliardi di euro, l’area di Agognate resta un prato verde. Tra l’iter burocratico del Chips Act, il lutto per la scomparsa del fondatore Sehat Sutardja e le indiscrezioni su possibili difficoltà di finanziamento, il progetto SILICON BOX vive una fase cruciale mentre Novara guarda al successo di MEMC per non perdere la fiducia.

Era il marzo del 2024 quando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy annunciava trionfalmente la scelta di Novara come sede del primo impianto europeo di SILICON BOX. Un investimento monstre da 3,2 miliardi di euro destinato a portare in Italia il front-end e il back-end avanzato dei chiplet, creando 1.600 posti di lavoro diretti. Eppure, a distanza di due anni, chi percorre l’area di Agognate si trova davanti a un paesaggio immutato: prati di erba e nessun cantiere all’orizzonte.

L’ombra del “caso Intel” e il nodo finanziario

Il timore che l’operazione possa ricalcare la parabola della mancata fabbrica Intel è palpabile. Sebbene il contesto sia differente, le analogie preoccupano. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, SILICON BOX avrebbe incontrato difficoltà nel consolidare la quota di capitale privato necessaria a coprire l’investimento, nonostante l’importante sostegno promesso dallo Stato italiano (circa 1,3 miliardi di euro).

A complicare il quadro finanziario si è aggiunto un evento tragico e imprevisto: la scomparsa, nel settembre 2024, di Sehat Sutardja. Fondatore dell’azienda e visionario del settore, Sutardja era l’uomo chiave capace di rassicurare mercati e investitori. La sua morte ha inevitabilmente aperto una fase di riorganizzazione interna che potrebbe aver rallentato le decisioni strategiche del gruppo di Singapore.



Burocrazia e Commissari: il “turbo” che non basta

Per accelerare l’iter, il Governo ha nominato il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, Commissario Straordinario. Un ruolo tecnico fondamentale per coordinare infrastrutture, varianti urbanistiche e forniture energetiche massicce. Tuttavia, nemmeno i poteri commissariali possono scavalcare il Chips Act europeo: ogni centesimo di aiuto pubblico deve passare il vaglio di Bruxelles per la conformità agli aiuti di Stato, un processo che richiede tempi tecnici non comprimibili.

Il contrasto con MEMC: la concretezza del FAB300

Mentre SILICON BOX resta sospesa tra “piani e firme”, a pochi chilometri di distanza la realtà industriale novarese mostra il suo volto più solido. L’inaugurazione dello stabilimento FAB300 di MEMC (GlobalWafers) rappresenta l’antitesi del dubbio. Qui, una realtà già radicata sul territorio ha saputo trasformare i fondi pubblici in cemento e tecnologia, avviando la produzione di wafer da 300 mm e garantendo all’Italia una reale sovranità tecnologica.

Il successo di MEMC è l’ancora di salvezza del distretto: dimostra che il territorio è pronto e che la filiera dei fornitori esiste. Resta da capire se SILICON BOX sarà in grado di agganciarsi a questo slancio.

Segnali di vita: l’accordo di aprile 2026

Non tutto, però, induce al pessimismo. Il recente rinnovo degli impegni con la firma dell’Accordo di Sviluppo (aprile 2026) tra MIMIT, Invitalia e l’azienda conferma che il dialogo non si è interrotto. Il progetto è ufficialmente entrato nella fase istruttoria finale.

Il 2026 sarà l’anno della verità. Se entro i prossimi mesi non vedremo l’apertura dei cantieri, il rischio che l’area di Agognate resti un monumento alle promesse della politica diventerà una certezza. Al momento, Novara oscilla tra l’orgoglio di essere stata scelta e il timore di restare, ancora una volta, con un pugno di mosche (e molta erba) in mano.