martedì, Aprile 21, 2026
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La Spagna finanzierà con 753 milioni di euro la costruzione di uno stabilimento per la produzione di wafer di diamante sintetico

753 milioni dalla Spagna per lo stabilimento di wafer di diamante sintetico

Con il sostegno del governo spagnolo e della UE, Diamond Foundry sta espandendo lo stabilimento di Trujillo che fornirà wafer in diamante monocristallino (SCD) per la produzione di microchip.

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha autorizzato oggi il Ministero per la Trasformazione Digitale e la Pubblica Amministrazione, attraverso la Società Spagnola per la Trasformazione Tecnologica (SETT), a partecipare con un investimento di 753 milioni di euro all’espansione dello stabilimento di Diamond Foundry a Trujillo, in Estremadura. L’intervento rientra nel piano di investimenti in Spagna della società americana, pari a 2,77 miliardi di dollari. Il finanziamento si inserisce nel programma spagnolo PERTE (Proyectos Estratégicos para la Recuperación y Transformación Económica) per la creazione di un ecosistema nazionale dei chip.

Dall’attuale fonderia di diamanti grezzi (utilizzati nell’industria e nella gioielleria), lo stabilimento di Trujillo avvierà la produzione in volumi di lingotti SCD, che verranno trasformati in wafer, rifiniti superficialmente e confezionati nella fabbrica di Saragozza.

I lavori per l’espansione dello stabilimento di Trujillo sono già iniziati e procedono su due turni. A regime, la produzione totale raggiungerà i 10 milioni di carati, destinati sia ai tradizionali acquirenti di diamanti sia all’industria dei semiconduttori.



Chip sempre più bollenti

Uno dei principali problemi per i produttori di microchip avanzati è la gestione del calore, che deve essere dissipato nel modo più rapido ed efficiente possibile. Gli attuali processori ad alte prestazioni possono consumare circa 100 watt per centimetro quadrato.

Per favorire lo smaltimento del calore si ricorre sempre più a materiali alternativi al silicio per i substrati, come il carburo di silicio, il vetro e, soprattutto, il diamante, il miglior conduttore termico esistente.

Per realizzare i suoi diamanti — sia per la gioielleria sia per i wafer destinati all’elettronica — Diamond Foundry utilizza la tecnologia sviluppata dalla tedesca Augsburg Diamond Technology, acquisita nel 2022. Il wafer di diamante sintetico, largo dieci centimetri e spesso meno di tre millimetri, viene coltivato in un reattore e può essere accoppiato ai die di silicio, favorendo una rapidissima dissipazione termica.

Finora l’azienda ha prodotto centinaia di wafer di queste dimensioni. La tecnologia consente ai chip di operare almeno al doppio della loro velocità nominale, senza rischi di cedimento. In condizioni di laboratorio, applicata a uno dei processori più potenti di NVIDIA, ha permesso persino di triplicarne la velocità abituale.

Sebbene Diamond Foundry sostenga di essere stata la prima a produrre wafer di diamante monocristallino di grandi dimensioni, esiste un’altra tipologia di diamante sintetico, il policristallino, più semplice da realizzare e disponibile, tra le altre, da Coherent. Anche aziende come Element Six (gruppo De Beers) offrono diamanti di estensione ancora maggiore da collocare tra chip e dissipatori convenzionali.



Una produzione ecologica

La produzione di wafer SCD da parte di Diamond Foundry è tra le più ecologiche disponibili. Il processo converte infatti il gas serra metano in cristalli di diamante utilizzando energia a zero emissioni all’interno di reattori al plasma.

La nuova fonderia sarà uno dei primi progetti industriali al mondo alimentati interamente da energia solare. L’Estremadura, dove sorgerà lo stabilimento, è una delle regioni europee con maggiore irraggiamento solare: Diamond Foundry alimenterà quindi il sito con un impianto fotovoltaico da 120 MW, supportato da batterie di accumulo. L’azienda spagnola Powen, leader nello sviluppo di impianti solari, è il partner energetico del progetto.
Il nuovo stabilimento di Trujillo sarà il primo produttore su larga scala in Europa di substrati in diamante.

Diamanti insanguinati?

L’attore Leonardo DiCaprio è uno degli investitori più noti e sostenitori convinti di Diamond Foundry. Il suo coinvolgimento nasce dalla missione dell’azienda di proporre un’alternativa etica e sostenibile ai diamanti estratti, causa che DiCaprio sostiene fin dal suo ruolo nel film Blood Diamond.

L’attore ha espresso pubblicamente il proprio orgoglio per l’azienda, che ha ridotto l’impatto ambientale e umano legato all’estrazione tradizionale dei diamanti.