
A causa del forte calo delle vendite, l’azienda sospenderà temporaneamente l’attività di alcune linee produttive riducendo anche il personale. L’intervento dovrebbe riequilibrare i conti in attesa di tempi migliori. La speranza è quella di una ripresa della domanda, anche se in molti temono che non si tratti di un calo ciclico bensì di un cambiamento strutturale del mercato.
In settimana, STMicroelectronics da diffuso i risultati finanziari del 2024 e le sue previsioni per il prossimo trimestre.
Il consistente calo delle vendite e le previsioni negative per l’immediato futuro, hanno determinato un forte calo in Borsa che, sommato alle perdite dell’anno scorso, hanno dimezzato il valore di Borsa dell’azienda.
I vertici di ST hanno dichiarato, durante la Conference Call che, al momento, non è possibile fare previsioni a più lungo termine e che per riequilibrare i conti che stanno pericolosamente scivolando verso il rosso, l’azienda sarà costretta ad effettuare una serie di tagli ai costi e a ridurre le spese in conto capitale per quest’anno a 2÷2,3 miliardi di dollari.
Sul taglio dei costi, peraltro già annunciato durante il recente Capital Market Day in occasione del quale il management aveva parlato di “pensionamenti anticipati e parziale blocco del turnover”, i vertici aziendali non hanno fornito alcun dettaglio sulle ricadute occupazionali, limitandosi a dichiarare che ci si avviava verso la “temporanea chiusura di alcune linee produttive in Italia e in Francia”.
È evidente che ciò comporterà, come minimo, l’attivazione della cassa integrazione per il personale interessato, accompagnata probabilmente da prepensionamenti e dal rallentamento del turnover, come già annunciato.
Secondo le indiscrezioni di Bloomberg, gli interventi sul personale riguarderebbero 2.000-3000 persone tra Italia e Francia: provvedimenti presi in attesa di una ripresa della domanda e dell’avvio di una fase ciclica di espansione. D’altra parte, la cassa integrazione nasce per aiutare le aziende e i lavoratori durante i periodi di crisi.
Tuttavia, questa riflessione non esclude la necessità di interrogarsi sulla correttezza delle previsioni fatte da ST in passato e sulla validità delle attuali strategie aziendali.
Previsioni sbagliate
Negli ultimi 2-3 anni, sull’onda di una richiesta che stava crescendo da tutti i mercati finali e da tutte le regioni nonché dalla crescita del fatturato e degli utili, l’azienda ha dato il via contemporaneamente a numerose iniziative, troppe per alcuni critici: dal passaggio della produzione Si da 200 mm a 300 mm, allo sforzo per creare una filiera integrata per la produzione di dispositivi SiC, fino ai nuovi mega progetti come quello del fab in partnership con GlobalFoundies, immaginando una crescita della domanda senza fine nonché l’assenza di forti competitor.
In realtà, negli ultimi due anni la produzione industriale è crollata e nel 2024 anche il mercato automotive è entrato in crisi. Per quanto riguarda i competitor, la concorrenza è cresciuta in tutti i settori, sia da parte di aziende europee e americane come Infineon e onsemi, che da parte di molte aziende cinesi.
In più, i costi di produzione in Italia e Francia sono cresciuti più che altrove (pensiamo al costo dell’energia nel nostro paese), la velocità di implementazione di nuovi impianti è stata molto più lenta dei competitor globali e la remunerazione del capitale investito è sempre stato un optional per l’azienda, allontanando potenziali investitori. Inoltre, il controllo dell’azienda da parte dei governi italiano e francese (che posseggono il 27,5% del capitale), ha di fatto impedito possibili, interessanti, operazioni di mercato.
E così, il progetto del nuovo impianto in joint venture con GlobalFoundries è stato accantonato, le linee produttive da 300 mm di Crolles arrancano, dopo 7 anni dall’avvio, la linea da 300 mm di Agrate non è ancora completamente operativa (dopo aver ceduto un terzo degli spazi a Tower) e sullo sviluppo del grande sito produttivo di Catania incombe lo spettro di una domanda finale in forte calo, oltre alla mancanza di fondi per completare rapidamente le strutture. Tempi che continuano ad allungarsi, mentre la concorrenza sta bruciando le tappe. Se dopo 7 anni ad Agrate la produzione è ancora in alto mare, fab molto più avanzati vengono realizzati a Taiwan, in Cina e in Giappone nella metà del tempo.
Significativa da questo punto di vista è l’iniziativa giapponese Rapidus, che in soli 4 anni consentirà al Giappone di avviare la produzione di massa di chip da 2 nm. Impressionante è anche la rapidità con cui la Cina sta realizzando decine di impianti da 300 mm.
Durante il Capital Market Day del 2022 STMicroelectronics aveva previsto un fatturato di 20 miliardi di dollari entro il 2026-2027 e vendite SiC per 5 miliardi entro il 2030. In realtà, nel 2024 le entrate complessive sono crollate a 13,27 miliardi e le vendite SiC sono state di appena 1,1 miliardi.
Insomma, previsioni sbagliate su po’ su tutti fronti.
Fase ciclica negativa o cambiamento strutturale del mercato?
Analizzando l’andamento delle aziende che operano nello stesso settore di STMicroelectronics verrebbe da pensare che la fase negativa di questo periodo dipenda dall’andamento di un mercato che ha nella ciclicità la sua caratteristica principale.
Se il bilancio 2024 di STMicroelectronics si è chiuso con un calo del 23,2% rispetto al 2023, le altre aziende del settore focalizzate sul mercato industrial/automotive hanno tutte fatto segnare cali di fatturato, ma in generale hanno fatto meglio di ST.
Tra previsioni e dati definitivi, l’unica azienda che ha fatto decisamente peggio è Microchip Technology che ha registrato cali del fatturato di oltre il 40% (e che non a caso ha “pensionato” il CEO).
Analog Devices (-23%) e onsemi (-23%) sono sugli stessi valori mentre Infineon Technologies (-14%), Texas Instruments (-10,7%), NXP (-9%) e Renesas (-5%) hanno fatto meglio.
Inoltre, nonostante il calo delle vendite, quasi tutti i competitor di STMicroelectronics hanno mostrato maggiore resilienza per quanto riguarda i margini, garantendo sufficienti risorse per finanziare gli investimenti e remunerare agli azionisti.
Sicuramente la posizione finanziaria netta di ST è invidiabile, ma a cosa serve avere la cassaforte piena se le linee produttive sono ferme? Meglio investire, magari indebitandosi, per produrre ricchezza. Anche in questo, l’azienda denota l’ingombrante presenza di un socio di maggioranza pubblico.
Questo calo generalizzato di tutte le aziende del settore farebbe propendere per la tesi di un andamento ciclico che sta toccando il suo punto più basso.
C’è tuttavia da mettere in conto la forte crescita dei competitor cinesi, del rafforzamento delle aziende taiwanesi e giapponesi e dell’arrivo sul mercato di altri paesi come India, Singapore, Malesia, Vietnam e altri ancora.
Con tutti i nuovi competitor che punteranno prevalentemente al mercato dei chip maturi, lo stesso target di STMicroelectronics.
Sicuramente il vantaggio tecnologico di ST e delle altre aziende occidentali è ancora considerevole ma, soprattutto la Cina, ha dimostrato di saper recuperare velocemente i ritardi.
Dal punto di vista produttivo, invece, non c’è più alcuna differenza. Anzi. Con costi generali e della manodopera di gran lunga inferiori, impianti nuovi di zecca e velocità di esecuzione superiore, i competitor cinesi e asiatici sono decisamente in vantaggio.
In conclusione, a nostro avviso, se rimbalzo ci sarà, potrebbe essere l’ultimo, prima di assistere ad un cambiamento strutturale dell’attuale panorama produttivo globale, sulla falsariga di quello che sta avvenendo nel mercato automobilistico.
Le strategie di ST per affrontare la crisi
L’azienda ha più volte affermato di credere in una ripresa del mercato industriale e automobilistico con conseguente aumento della domanda di semiconduttori e ripresa del business.
Per questo motivo, durante i prossimi mesi ST ridurrà la produzione per contenere i costi, senza dismettere alcun impianto, in attesa di una ripresa della domanda.
Minori input e minori costi del personale (sfruttando tutti gli ammortizzatori sociali) consentiranno all’azienda di risparmiare qualche centinaio di milioni all’anno, appena sufficienti per non andare in rosso.
Questo precario equilibrio non potrà durare a lungo se non ci sarà una decisa ripresa della domanda. Con un livello di fatturato simile a quello stimato per il primo trimestre 2025, anche con la prevista riduzione dei costi (che, oltretutto, avrà effetto solo tra qualche trimestre), ST si ritroverà con un bilancio in rosso e sarà costretta a ridurre ulteriormente gli investimenti.
A nostro avviso, tuttavia, i maggiori pericoli per la capacità produttiva italiana e francese di ST (e quindi per il livello occupazionale) arrivano dalla strategia China-for-China che intende mantenere la quota di mercato in Cina dell’azienda (attualmente superiore al 20%) fabbricando in loco i chip destinati a quel mercato grazie ad accordi con le foundry locali.
La motivazione dell’azienda è molto semplice: “O così, o perdiamo quel mercato”.
Anche ammesso che sia vero, e che nel complesso l’azienda possa trarre un beneficio finanziario da una strategia del genere, è evidente che affidare parte della produzione a partner cinesi azzopperà la capacità produttiva italiana e francese. Se la produzione di chip in Italia e in Francia è già in sofferenza per il calo della domanda generale, eliminare anche la quota di chip destinati alla Cina riduce ulteriormente l’attività delle fabbriche europee.
A nostro avviso, questa strategia potrà produrre effetti positivi solo nel caso di una fortissima, quanto improbabile, ripresa della domanda globale di chip maturi. In caso contrario, non potrà che aggravare la crisi dell’azienda, soprattutto a livello occupazionale.



