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I numeri dei semiconduttori: news e quotazioni di Borsa del 15 gennaio 2021

Il nuovo pacchetto di stimoli e le altre proposte del neo eletto presidente Biden non hanno convinto, venerdì 15 gennaio 2021, i mercati che speravano in qualcosa di più incisivo per combattere la pandemia in corso. Una pandemia che continua a galoppare e che ha inciso sul forte calo delle vendite al dettaglio di dicembre.

Scende la fiducia dei consumatori: il dato preliminare di dicembre segnala un calo da 80,7 a 79,2 punti.

Anche i numeri dei sussidi di disoccupazione, che continuano a crescere, hanno pesato sull’andamento delle quotazioni.

I mercati, inoltre, dopo la conquista dei DEM del Senato, incominciano a temere anche una maggiore tassazione degli utili aziendali.

Un sentiment negativo che ha investito quasi tutti i settori e che ha coinvolto la maggior parte dei mercati globali, Italia compresa, ulteriormente penalizzata dalla crisi politica in atto.

Il Dow Jones è arretrato dello 0,6% a quota 30.814,26, l’S&P 500 ha perso lo 0,7% a quota 3.768,25 e il Nasdaq Composite è sceso dello 0,9% a quota 12.998,50 punti.

Variegato l’andamento dei titoli tecnologici: Apple perde l’1,37%, Microsoft scende dello 0,17%, Alphabet perde lo 0,19% e Amazon lo 0,74. Più pesante l’arretramento di Tesla che perde il 2,23% a quota 826,16 dollari per azione.

Per quanto riguarda i titoli dei social media, continua a perdere terreno Twitter che chiude a -1,33% mentre recupera in parte quanto perso in settimana Facebook che guadagna il 2,33%.

In forte calo l’indice di riferimento dell’industria dei semiconduttori, il PHLX Semiconductor (SOX), che perde il 2,06% a quota 2.992,77 punti.

Tra i titoli più penalizzati della giornata da segnalare Cree che perde il 5,10% e che continua il suo andamento ondulatorio con forti sbalzi giornalieri, all’insù e all’ingiù.

Perdono anche i titoli della galassia Apple, con Skyworks Solutions che lascia sul terreno il 3,79% e Qorvo che perde il 3,62%.

Particolarmente bersagliato dalle vendite il titolo NXP Semiconductors che perde il 4,32%.

Intel, dopo i recuperi dei giorni scorsi, perde il 2,82% a quota 57,58 dollari; anche i suoi competitor (AMD, Nvidia e Xilinx) perdono tra il 2 e il 3%.

In Europa arretra dell’1,26% STMicroelectronics a quota 32,93 Euro per azione; più consistente la perdita di Infineon Technologies che lascia sul terreno l’1,92% a quota 33,67 Euro per azione.

Alla borsa di Milano continua a perdere in maniera consistente Prysmian, società leader nei cavi per il trasporto di energia e dati, che scivola del 4,4% a quota 27,80 Euro per azione, con un calo settimanale dell’8,4%.

In Asia ha chiuso male la settimana l’indice coreano KOSPI che ha perso il 2,03% con SK Hynex in calo del 2,30% e Samsung che perde l’1,90%.

La quotazione di Samsung non è riuscita a beneficiare di alcune importanti notizie che hanno interessato la società coreana.

La prima riguarda il nuovissimo sensore di immagine ISOCELL HM3 per applicazioni mobile da 108Mp con funzionalità avanzate.

Immagine: cortesia Samsung

L’HM3 può acquisire immagini ad altissima risoluzione più nitide e vivide, con una messa a fuoco automatica più rapida e una gamma dinamica estesa.

Per una messa a fuoco automatica più rapida, l’HM3 integra una funzione Super PD Plus migliorata. Super PD Plus aggiunge micro-lenti ottimizzate per l’AF aumentando del 50 percento la precisione di misurazione. La soluzione avanzata di messa a fuoco automatica a rilevamento di fase (PDAF) aiuta a mantenere i soggetti in movimento perfettamente a fuoco e offre risultati ottimali in ambienti bui.

In ambienti con luce mista, come alla fine di un tunnel, l’HM3 adotta Smart ISO Pro, una tecnologia di imaging HDR (High Dynamic Range) che utilizza una soluzione iDCG (intra-scene dual conversion gain). Smart ISO Pro cattura simultaneamente un fotogramma sia con ISO alto che con ISO basso, quindi li unisce in un’unica immagine con una profondità di colore di 12 bit e con rumore ridotto. Poiché Smart ISO Pro non richiede più scatti di esposizione per creare un’immagine HDR standard, può ridurre significativamente gli artefatti da movimento. Inoltre, con una modalità a basso rumore, migliora la sensibilità alla luce del 50 percento rispetto al suo predecessore, per catturare risultati più luminosi e chiari in ambienti con scarsa illuminazione.

Il layout dei pixel dell’HM3 è organizzato in modo particolare in strutture a un colore tre per tre adatte per il binning a nove pixel. Unendo nove pixel adiacenti, l’HM3 da 108 MP imita un sensore di immagine da 12 MP con grandi pixel da 2,4 μm, aumentando la sensibilità alla luce quando si scattano fotografie in ambienti con scarsa illuminazione. Con un IP hardware di binning migliorato, l’HM3 supporta transizioni continue tra risoluzioni 108Mp e 12Mp.

Anche i consumi sono stati ottimizzati con una riduzione del 6,5% dell’energia richiesta in modalità anteprima, offrendo maggiore efficienza energetica al dispositivo mobile nel suo complesso.

L’altra notizia riguardante Samsung è la conferma dell’utilizzo della tecnologia RDNA di AMD per i prossimi SoC di fascia premium.

Purtroppo l’Exynos 2100, presentato pochi giorni fa, non è ancora dotato di silicio RDNA ma le due società sono sulla buona strada per dotare di questa tecnologia il prossimo SoC di Samsung.

Questa tecnologia è necessaria a Samsung per consentire ai propri chip Exynos di competere dal punto di vista della grafica con le GPU Adreno utilizzate nei SoC Snapdragon di Qualcomm.

La partnership con Samsung è anche una grande opportunità per AMD, uno dei pochi produttori di chip al mondo ad avere prodotti sia x86 che ARM.

Perde quasi l’1% la borsa di Tokyo mentre l’Hang Seng di Hong Kong guadagna lo 0,27% con SMIC che arretra dell’1,78% dopo i forti guadagni dei giorni scorsi.

Da segnalare, alla borsa di Hong Kong, la consistente perdita di Xiaomi (-10,26%), uno dei più importanti produttori di smartphone al mondo, dopo che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha aggiunto Xiaomi all’elenco di società accusate di sostenere l’esercito cinese. In quest’ultimo elenco è stata inserita anche AMEC (Advanced Micro-Equipment Fabrication Co), una delle poche aziende cinesi in grado di produrre apparecchiature avanzate per la produzione di chip.

L’inserimento nella lista nera arriva in un momento di forte crescita per la società cinese che nel trimestre luglio-settembre dello scorso anno ha superato per la prima volta Apple per pezzi venduti, diventando il terzo più grande produttore di smartphone al mondo. Xiaomi ha recentemente moltiplicato il livello di acquisti di chip e componenti elettronici nella speranza di conquistare le quote di mercato che Huawei ha perso a causa delle sanzioni americane.

Xiaomi ha affermato venerdì in una dichiarazione che “non è di proprietà, controllata o affiliata all’esercito cinese” e ha assicurato di non soddisfare la definizione di società militare cinese ai sensi della legge statunitense.

Fondata nel 2010 e soprannominata l’”Apple cinese” l’azienda, con sede a Pechino, ha conquistato importanti quote di mercato grazie ai suoi prodotti premium a prezzi accessibili.

Xiaomi è anche uno dei principali clienti dei due più grandi sviluppatori di chip mobili al mondo: Qualcomm negli Stati Uniti e Mediatek a Taiwan. Il suo ultimo smartphone di punta, Mi 11, presentato a dicembre, utilizza il più avanzato processore mobile di Qualcomm, lo Snapdragon 888 5G.

Il presidente Donald Trump in un ordine esecutivo lo scorso novembre ha accusato la Cina di sfruttare sempre più il capitale statunitense per consentire lo sviluppo e la modernizzazione delle sue forze armate.

Quell’ordine, entrato in vigore l’11 gennaio, proibisce a “qualsiasi persona degli Stati Uniti” di detenere titoli, direttamente o tramite fondi, in società che si ritiene abbia legami con l’esercito cinese. Gli investitori che già detengono tali attività avranno tempo fino a novembre 2021 per liberarsene.

Xiaomi è quotata a Hong Kong e diversi importanti fondi statunitensi, come Vanguard Group, BlackRock Institutional Trust Company, Wells Capital Management e Geode Capital Management, sono tra i suoi principali investitori.

L’inclusione nell’elenco di AMEC rappresenta un altro pesante colpo alle ambizioni cinesi di rendersi autosufficienti per quanto riguarda la produzione di semiconduttori.

Sono state proprio le apparecchiature di AMEC a consentire a SMIC, prima foundry cinese, e Yangtze Memory Technologies, campione cinese di chip di memoria, di continuare ad incrementare i livelli di produzione.

Chiude in calo anche la borsa giapponese con il Nikkei che perde lo 0,62%, portando il guadagno complessivo dall’inizio dell’anno al 3,9%.

All’interno di questo listino, sempre dall’inizio dell’anno, Rohm guadagna quasi il 12%, Renesas il 14%.