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SMIC realizzerà nell’area di Shanghai un nuovo impianto per la produzione di chip con un investimento di 8,87 miliardi di dollari

Immagine: Semiconductor Manufacturing International Corporation (SMIC)

Prosegue lo sforzo cinese per raggiungere l’autosufficienza nella produzione di semiconduttori, fondamentale per affrancarsi dai produttori occidentali e asiatici dai quali la Cina acquista ogni anno oltre 300 miliardi di dollari di chip, in assoluto la prima voce tra le importazioni del gigante asiatico, più di petrolio e prodotti minerali.

Oltre che pesare sulla bilancia commerciale, la limitata produzione locale di chip, unita alla carenza globale di semiconduttori, sta provocando un rallentamento produttivo in molti settori industriali, da quello automobilistico a quello degli elettrodomestici.

Una carenza che ha colpito le industrie di moltissimi altri paesi e che ha visto governi e produttori di semiconduttori di tutto il mondo mobilitarsi per realizzare nuovi impianti e per sfruttare al massimo quelli esistenti.

A questo sforzo si aggiunge ora anche SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corp.), il più importante produttore di chip della Cina, che ha reso noto in un comunicato ufficiale inviato alla Borsa di Hong Kong dove l’azienda è quotata, che sta collaborando con la China (Shanghai) Pilot Free Trade Zone Lin-Gang Special Area Administration (“Lin-Gang FTZ Administration”)  per costruire un nuovo impianto di produzione di semiconduttori che comporterà un investimento di circa 8,87 miliardi di dollari.

La joint venture tra SMIC e la Lin-Gang FTZ Administration avrà un capitale di 5,5 miliardi di dollari; la restante parte dell’investimento previsto verrà raccolta sul mercato. L’impianto sorgerà nella zona di libero scambio Lin-Gang della municipalità di Shanghai e avrà una capacità produttiva di 100 mila wafer da 12” al mese. Verranno prodotti chip con tecnologie mature, ovvero con nodo di processo a 28 nanometri o superiore, segno questo che l’iniziativa è finalizzata a supportare l’industria automobilistica e quella degli elettrodomestici che non richiedono chip particolarmente sofisticati, come quelli utilizzati, ad esempio, nella produzione di smartphone.

SMIC è stata la prima società cinese a produrre semiconduttori con nodo di processo a 14 nm, attualmente in mass-production in uno stabilimento nell’area di Shanghai.

Le ambizioni di SMIC di spingersi oltre nello sviluppo tecnologico sono state frustrate dal boicottaggio americano con l’inserimento della società nel settembre 2020 nella Entity List del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, che pone limitazione all’esportazione verso SMIC di prodotti di tecnologia avanzata di origine americana.

Ciò ha provocato un forte ritardo e l’annullamento di alcune forniture di attrezzature per la produzione di chip che ha coinvolto, tra gli altri, le società americane Applied Materials e Lam Research nonché l’olandese ASML, leader mondiale nelle macchine per litografia estrema (EUV, extreme ultraviolet).

SMIC aveva annunciato nel marzo di quest’anno un altro importante progetto del valore di 2,35 miliardi di dollari in collaborazione con la municipalità di Shenzhen per la realizzazione di un nuovo impianto con una capacità produttiva di 40.000 wafer da 12” al mese per chip con nodo di processo a 28 nm. Il nuovo impianto dovrebbe entrare in funzione entro il 2022 nell’area della città della Cina meridionale nell’entroterra di Hong Kong.

Evidentemente le restrizioni statunitensi hanno indotto SMIC a spingere l’acceleratore – almeno temporaneamente – sulle tecnologie più mature, piuttosto che puntare su quelle più avanzate, nel tentativo di colmare la carenza di chip che sta colpendo le industrie di tutto il mondo, specie quelle automobilistiche.

Attualmente SMIC dispone di 5 insediamenti produttivi, uno a Shenzhen (70.000 wafer/mese da 8”), uno a Tianjin (180.000 wafer/mese da 8”), due a Shanghai (135.000 wafer/mese da 8” e 35.000 wafer/mese da 12”) e due a Pechino (60.000 wafer/mese da 12” il primo e 100.000 wafer/mese da 12” il secondo).

Recentemente anche la taiwanese TSMC, il più grande produttore di chip a contratto del mondo, nell’ambito di un più vasto piano di investimenti globale pari a 100 miliardi di dollari nei prossimi 3 anni, ha annunciato che destinerà 2,8 miliardi di dollari per rafforzare la propria capacità produttiva dello stabilimento di Nanjing, in Cina, dove vengono fabbricati semiconduttori con nodo di processo a 28 nm destinati prevalentemente all’industria automobilistica.

Anche altre fonderie come GlobalFoundries e UMC hanno annunciato recentemente iniziative simili, sempre nel campo dei nodi di processo maturi, a 28 nm e superiori.

La grave carenza di chip e la crescente richiesta di semiconduttori hanno indotto altri big del settore a programmare importanti investimenti: Samsung Electronics ha annunciato che investirà 116 miliardi di dollari entro il 2030 per aumentare la propria capacità produttiva mentre Intel ha messo sul piatto 20 miliardi per realizzare nuovi impianti negli Stati Uniti e in Europa.

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