martedì, Gennaio 13, 2026
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Power e SiC, un mercato sempre più complesso: la giapponese JS Foundry dichiara bancarotta

Bancarotta JS Foundry

Dopo la richiesta di amministrazione controllata da parte di Wolfspeed, la giapponese JS Foundry porta i libri in tribunale.

Ieri, 14 luglio 2025, la fonderia giapponese JS Foundry ha depositato istanza di fallimento presso il Tribunale distrettuale di Tokyo, segnando la fine di una breve ma intensa avventura nell’ambito dei semiconduttori di potenza.

Costituita nel 2022 da Mercuria Investment (affiliata alla Development Bank of Japan, DBJ) e Sangyo Sosei Advisory, JS Foundry aveva rilevato una piccola fabbrica di 41 anni a Niigata, originariamente costruita da Sanyo, poi passata a Onsemi nel 2011.

Nonostante un avvio promettente, già nel 2024 il fatturato si è ridotto drasticamente da 68 milioni di dollari ad appena 17,6 milioni, mentre i debiti sono lievitati a circa 110 milioni (16,1 miliardi di yen). L’impossibilità di stringere partnership tecnologiche nell’ambito del carburo di silicio ha reso impossibile coprire le passività, culminando nel fallimento.

Un mercato sotto pressione

JS Foundry operava con circa 550 dipendenti nel settore dei semiconduttori di potenza basati su carburo di silicio (SiC), una nicchia altamente competitiva che negli ultimi mesi ha visto un netto calo della domanda, specialmente nel comparto EV. Il contesto è stato ulteriormente compromesso da concorrenti cinesi aggressivi e dal recente fallimento di Wolfspeed – leader statunitense del SiC – e dal ritiro di Renesas da questo comparto. Queste dinamiche hanno reso il mercato ancora meno appetibile per nuovi attori.



Nessuna strada alternativa

I tentativi di JS Foundry di avviare collaborazioni non hanno avuto esito, eliminando ogni possibilità di inversione di rotta. I debiti insostenibili, la rapida erosione dei ricavi e il fallimento dei negoziati hanno portato alla decisione di portare i libri in tribunale.

La fonderia era sostenuta dalla DBJ, a sua volta finanziata dal governo giapponese, nell’ambito di uno sforzo nazionale per rilanciare l’industria elettronica nazionale. Il fallimento di JS Foundry rappresenta uno stop brusco in una strategia che puntava a far rinascere almeno parte della produzione avanzata in Giappone.

Un segnale per l’intero settore

Il flop di JS Foundry rappresenta un campanello d’allarme per tutti i player che operano in ambito SiC e dell’elettronica di potenza. Dopo il tracollo di Wolfspeed e il dietrofront di Renesas, l’uscita di JS dalla scena evidenzia quanto rapido possa essere il calo della domanda e quanto decisiva sia la pressione competitiva globale.

Si attendono aggiornamenti su eventuali interventi di salvataggio, rilevamento di asset da parte di altri attori o risposte politiche del governo giapponese.

Tutti i riflettori, intanto, restano puntati sui mercati SiC e sulle mosse dei concorrenti pronti a sfruttare il vuoto lasciato da JS.