
Stato di agitazione permanente e scioperi alla LPE di Baranzate dopo che la multinazionale olandese ASM International, che ha acquisito l’azienda italiana nel 2022, ha annunciato una profonda riorganizzazione che fa temere tagli, delocalizzazione e ridimensionamento dello stabilimento.
Nella mattinata di ieri, i dipendenti della LPE di Baranzate hanno incrociato le braccia per un’ora, organizzando un presidio davanti ai cancelli dell’azienda. La tensione era palpabile: l’annuncio della multinazionale olandese ASM International, che ha rilevato LPE nel 2022, di voler delocalizzare la produzione a Singapore sta scatenando timori su un possibile ridimensionamento che potrebbe mettere a rischio 140 posti di lavoro.
“Un’eccellenza tecnologica dell’Italia a rischio”
Marco Verga della Fiom Milano ha dichiarato che il livello di preoccupazione tra i lavoratori è molto alto, ribadendo che spostare la produzione significherebbe mettere a rischio l’intero sito. “Se davvero questa azienda è strategica per il sistema Paese – ha affermato – ci aspettiamo che il Governo e il Ministero mettano in campo tutti gli strumenti per salvaguardare questa eccellenza tecnologica e tutelare i lavoratori”. Anche Diego Tartari, delegato sindacale, ha espresso sentita preoccupazione, ricordando che qualche mese prima c’era già stata una riduzione delle commesse dalla Cina e che, sebbene la ricerca e lo sviluppo dovrebbero essere preservati, il futuro rimane incerto.
L’ombra della Golden Power e il protocollo riservato
L’importanza strategica di LPE era già emersa nel 2021, quando il Governo Draghi esercitò il Golden Power per impedire l’acquisizione da parte di un gruppo cinese. La nuova proprietà – ASM – avrebbe sottoscritto al Mise un protocollo riservato con prescrizioni sulla gestione e lo sviluppo dell’azienda, di cui i sindacati vogliono conoscere i contenuti.
La politica scende in campo
La questione ha rapidamente coinvolto la politica. Fabrizio Cecchetti, deputato lombardo della Lega e segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere l’intervento urgente del governo, sottolineando che non si tratta di una fabbrica qualunque, ma di un presidio tecnologico strategico per il Paese. Parallelamente, Silvia Scurati, vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Regione Lombardia, ha chiesto un’audizione urgente in Commissione regionale per creare un tavolo di confronto tra tutti i soggetti coinvolti.
Una filiera fragile e un investimento mancato
Sul versante operativo, da tempo la LPE soffrirebbe per la mancanza di investimenti, con i sindacati che lamentano l’assenza di una camera bianca, elemento indispensabile per avanzare nella produzione di macchinari sempre più sofisticati. I dazi americani e la flessione delle commesse dalla Cina aggraverebbero ulteriormente lo scenario, mettendo a rischio sia le competenze altamente specializzate sia l’intero sito produttivo..
Un patrimonio industriale da difendere
LPE produce reattori epitassiali per silicio e carburo di silicio, componenti cruciali nella filiera dei semiconduttori. Lo stabilimento di Baranzate rappresenta un asset industriale di rilievo non solo per il territorio lombardo, ma per l’intero sistema produttivo nazionale.



