domenica, Aprile 19, 2026
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Trump annuncia dazi del 100 % su chip importati: crollano i titoli dei principali produttori europei ed asiatici

Trump: dazi al 100% sui semiconduttori

L’ennesima esternazione del presidente americano fa crollare in borsa i titoli di quelle aziende che non producono i loro chip o macchinari negli Stati Uniti, da STMicroelectronics a Renesas, da Infineon a Tokyo Electron.  

In una mossa destinata a ridefinire i rapporti commerciali globali nel settore tecnologico, il presidente Donald Trump ha annunciato ieri un piano per imporre un dazio del 100 % su tutti i chip e semiconduttori importati negli Stati Uniti, a meno che le aziende produttrici non si impegnino a costruire stabilimenti sul suolo americano. L’annuncio, che ha i contorni di un vero e proprio ultimatum, mira a costringere i produttori globali a riportare la produzione in America.

L’alleanza con Apple e il piano di investimento

In un incontro alla Casa Bianca, Trump ha ribadito la sua posizione all’amministratore delegato di Apple, Tim Cook. La risposta di Apple non si è fatta attendere: l’azienda ha prontamente annunciato un investimento aggiuntivo di 100 miliardi di dollari nel Paese, portando il proprio impegno complessivo a 600 miliardi.

In un lungo comunicato stampa, Apple ha anche svelato il nuovo “American Manufacturing Program“, un’iniziativa volta ad accelerare la collaborazione con i suoi fornitori di chip e componenti, tra cui Corning, Coherent, GlobalWafers America (GWA), Applied Materials, Texas Instruments (TI), Samsung, GlobalFoundries, Amkor e Broadcom.

Tra gli impegni più significativi del programma, Apple finanzierà un’importante espansione della sua partnership con Corning, trasferendo la linea di produzione di vetro per smartphone più grande e avanzata del mondo in uno stabilimento di Harrodsburg, nel Kentucky. Grazie a questo accordo, ogni iPhone e Apple Watch venduto a livello globale sarà realizzato con vetro prodotto in Kentucky. Le due aziende apriranno anche un nuovo Apple-Corning Innovation Center.

Apple ha inoltre stipulato un nuovo accordo pluriennale con Coherent, partner di lunga data che produce i laser VCSEL per funzionalità come il Face ID. Questi componenti saranno prodotti nello stabilimento di Coherent a Sherman, in Texas. Un altro impegno riguarda l’acquisto di magneti in terre rare da MP Materials, l’unico produttore americano completamente integrato. Questo accordo porterà a un’espansione significativa dello stabilimento di Independence a Fort Worth, in Texas, e all’apertura di una linea di riciclo delle terre rare all’avanguardia in California.



La reazione contrastata dei mercati globali

L’annuncio ha avuto un impatto immediato e contrastato sui mercati azionari globali, evidenziando una chiara divisione tra i produttori con una forte presenza negli Stati Uniti e quelli che ne sono privi.

  • In Europa, i produttori che non hanno fabbriche negli Stati Uniti hanno subito pesanti perdite. STMicroelectronics ha visto il proprio titolo perdere il 5% in pochi giorni, portando il calo complessivo a circa il 23% rispetto alle quotazioni pre-trimestrali. Anche Infineon Technologies ha azzerato i guadagni post-trimestrale, con un calo che ha riportato il titolo a circa 33,7 euro per azione. Per contro, NXP Semiconductors ha registrato un impatto quasi nullo, grazie alla sua forte presenza produttiva negli Stati Uniti, con quattro fabbriche operative in Arizona e Texas.
  • In Asia, la reazione è stata altrettanto marcata. Renesas Electronics ha perso il 3,75%, portando la sua flessione post-trimestrale a circa l’8%. SK Hynix, il gigante sudcoreano delle memorie, ha visto le sue azioni crollare del 3,1% in apertura a Seul, prima di recuperare terreno in seguito alla conferma della sua esenzione dai dazi, garantita dai significativi investimenti già in corso o promessi negli Stati Uniti.
  • Negli Stati Uniti, l’effetto è stato prevalentemente positivo. Colossi come Nvidia, AMD e Intel hanno registrato un moderato rialzo, sostenuti dalla prospettiva di esenzione e dai loro impegni nella produzione americana. In particolare, nel dopo-borsa di Wall Street, si sono notati gli incrementi di Texas Instruments (+2%) e di Coherent (+4,32%), quest’ultima beneficiaria diretta del nuovo piano di Apple.

Dal Chips Act ai dazi: un cambio di rotta drastico

L’azione di Trump segna un deciso allontanamento dalla strategia incentivante introdotta con il CHIPS and Science Act del 2022, che mirava a sostenere la produzione nazionale attraverso finanziamenti diretti e crediti d’imposta per un valore di 52 miliardi di dollari. La nuova linea, basata sull’imposizione di pesanti dazi, punta invece a costringere le aziende tecnologiche a “rientrare” negli Stati Uniti, un approccio che gli esperti definiscono una scommessa audace.

Questa strategia, infatti, ignora i maggiori costi di produzione negli Stati Uniti e la potenziale carenza di personale specializzato, rischiando di innescare una spirale inflazionistica che potrebbe annullare i benefici economici. I dazi, se confermati, aggraverebbero la crisi per i produttori europei e giapponesi, già colpiti da un anno di forte calo della domanda nel settore industriale, automobilistico e IoT.