
Questa volta è il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti a inserire tre delle più importanti aziende cinesi — il produttore di memorie CXMT, il colosso tecnologico Tencent e il principale produttore di batterie al mondo CATL — nello speciale registro che elenca le aziende sospettate di collaborare con l’esercito cinese.
Secondo l’attuale legislazione, le aziende presenti in questo elenco, noto come “Section 1260H list”, non possono effettuare investimenti negli Stati Uniti. La decisione del Dipartimento della Difesa si inserisce nel tentativo del governo statunitense di bloccare lo sviluppo dell’apparato militare cinese e contrastare quelle aziende che potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale.
Spesso, la distinzione tra impiego civile e militare è molto sottile. Ad esempio, è probabile che l’esercito cinese utilizzi le batterie di CATL per alimentare dispositivi che necessitano di fonti elettriche autonome, così come impiegherà le memorie di CXMT nei propri apparati elettronici. Tuttavia, questo non implica necessariamente che le due società lavorino direttamente per l’esercito cinese.
La reazione della Cina e delle aziende coinvolte
Le autorità cinesi hanno già esortato gli Stati Uniti a revocare immediatamente quelle che definiscono “sanzioni unilaterali illegali,” aggiungendo che la Cina proteggerà i legittimi diritti e interessi delle proprie aziende.
Le aziende interessate hanno reagito definendo l’iniziativa del Dipartimento della Difesa un “errore”. Tencent, che controlla l’app di messaggistica istantanea WeChat, ha dichiarato che le sue attività non saranno influenzate e ha annunciato l’intenzione di chiedere la rimozione dall’elenco, minacciando anche azioni legali. CATL, il maggiore produttore mondiale di batterie per veicoli elettrici, ha ribadito di “non essere coinvolto in alcuna attività di carattere militare.” CXMT, invece, non ha rilasciato dichiarazioni; l’azienda, pur essendo il principale produttore cinese di DRAM, non è stata inclusa nelle ultime restrizioni statunitensi sulle esportazioni di chip, imposte nel dicembre 2024.
Precedenti e nuovi inserimenti nell’elenco
In passato, alcune aziende sono state rimosse da questo elenco per decisione del Dipartimento della Difesa o a seguito di azioni legali intraprese dalle stesse società. Il caso più noto è quello di Xiaomi, che nel 2021 vinse una causa per essere rimossa dall’elenco. Anche DJI, produttore di droni, e Hesai Technologies, produttore di Lidar, hanno intentato cause contro il Pentagono, ma al momento rimangono nell’elenco.
Tra le nuove aggiunte figura il produttore di moduli RF, Quectel Wireless Solutions Co., Ltd, che ha dichiarato di non collaborare con l’esercito cinese e ha chiesto al Pentagono di riconsiderare l’inserimento, definendolo un errore evidente.
D’altro canto, alcune aziende precedentemente incluse sono state rimosse dal registro. Tra queste: Beijing Megvii Technology, attiva nell’intelligenza artificiale, China Railway Construction Corporation Limited, China State Construction Group Co., e China Telecommunications Corporation.
Conseguenze economiche immediate
Se ci vorrà del tempo per valutare le conseguenze economiche di lungo termine per le aziende cinesi incluse nell’elenco, le reazioni dei mercati sono state immediate. Alla Borsa di Hong Kong, le azioni di Tencent hanno perso il 7,3%, mentre CATL ha registrato un calo del 2,8% alla Borsa di Shenzhen. Anche Quectel ha subito un forte ribasso, scendendo del 6,2%.



