domenica, Maggio 31, 2026
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
HomeIN EVIDENZAGli Stati Uniti rinviano di 18 mesi l'introduzione di ulteriori dazi sui...

Gli Stati Uniti rinviano di 18 mesi l’introduzione di ulteriori dazi sui semiconduttori cinesi

Semiconduttori: rinvio di 18 mesi

L’amministrazione Trump rinvia di 18 mesi l’introduzione di nuovi dazi sui semiconduttori cinesi, ufficializzando la tregua siglata tra i presidenti Trump e Xi Jinping nel vertice di Busan. Mentre Washington sblocca l’export di chip NVIDIA ad alte prestazioni, Pechino garantisce l’accesso alle terre rare. Tuttavia, resta in vigore l’aliquota del 50%, segnale di una distensione parziale e condizionata.

L’amministrazione statunitense ha ufficializzato un rinvio strategico di 18 mesi per l’imposizione di nuovi dazi sui semiconduttori provenienti dalla Cina. La decisione, comunicata dal Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) il 23 dicembre 2025 e pubblicata sul Federal Register, fissa temporaneamente allo 0% l’aliquota tariffaria aggiuntiva proposta dall’indagine condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act.

Non si tratta di una cancellazione totale: resta infatti operativa l’aliquota del 50% introdotta all’inizio di quest’anno. L’indagine dell’USTR ha ribadito che le politiche “non di mercato” di Pechino continuano a svantaggiare l’economia americana, ma ha scelto di posticipare ulteriori aggravi al 23 giugno 2027, riservandosi di annunciare le nuove tariffe con un preavviso di 30 giorni.



L’Accordo di Busan: lo scambio NVIDIA-terre rare

La distensione è il frutto del vertice di inizio ottobre a Busan, dove Donald Trump e Xi Jinping hanno gettato le basi per un complesso “do ut des” tecnologico. Gli Stati Uniti hanno accettato di allentare le restrizioni sulle esportazioni verso la Cina dei semiconduttori ad alte prestazioni di NVIDIA, essenziali per lo sviluppo dei modelli di Intelligenza Artificiale cinesi.

In cambio, Pechino ha acconsentito a rinviare i controlli sulle esportazioni di terre rare, materiali critici (come gallio, germanio e grafite) di cui detiene il quasi-monopolio e da cui dipendono i colossi tech americani come Apple e Tesla.

 

La reazione di Pechino: cauta apertura e moniti strategici

Il Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) ha accolto con favore il rinvio, definendolo un “passo necessario per ripristinare la razionalità negli scambi”. Pechino ha interpretato la mossa di Washington non come una concessione, ma come il riconoscimento del fatto che il decoupling danneggerebbe entrambi i Paesi.

Tuttavia, il messaggio di Pechino resta fermo:

  • Rispetto Reciproco: Il portavoce del MOFCOM ha ribadito che il dialogo proseguirà solo su basi di uguaglianza.
  • Autonomia Tecnologica: Nonostante la tregua, il governo cinese ha esortato i suoi “campioni nazionali” (SMIC, Huawei) ad accelerare l’autosufficienza produttiva per non farsi trovare impreparati nel 2027.
  • Stampa Statale: Global Times ha descritto la mossa USA come un “test di sincerità”, avvertendo che se Washington userà la tregua solo per fare pressione su altri settori, Pechino è pronta a riattivare immediatamente i blocchi sulle terre rare.



Impatto logistico e settore marittimo

Il pacchetto di misure tocca anche il settore della logistica. Gli Stati Uniti hanno infatti rinviato di un anno l’introduzione di tasse portuali per le navi costruite o battenti bandiera cinese. Questa flessibilità mira a evitare una nuova ondata inflattiva che colpirebbe direttamente i costi dei prodotti finiti dell’elettronica di consumo, dalle schede video agli smartphone.

Prospettive: una finestra di 18 mesi per la catena del valore

I prossimi 18 mesi rappresentano una “bolla di ossigeno” fondamentale per l’industria globale. Le aziende tecnologiche utilizzeranno questo tempo per accelerare la diversificazione produttiva verso India, Vietnam e Messico, sapendo che ulteriori dazi potrebbero essere utilizzati come futura “merce di scambio” in nuovi negoziati.

La partita per la supremazia tecnologica non è conclusa, ma entra in una fase di “stallo controllato”. Per l’industria dei semiconduttori, il messaggio è chiaro: la stabilità attuale è fragile e dipende interamente dal mantenimento dell’equilibrio tra i chip di Santa Clara e i minerali del Dragone.