martedì, Maggio 26, 2026
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Usa, verso un requisito 1:1 sulla produzione di semiconduttori: schizzano i titoli delle fonderie domestiche

Produzione chip USA

Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, Washington starebbe valutando un vincolo che imporrebbe ai produttori di chip di fabbricare negli Stati Uniti tanti semiconduttori quanti ne importano i loro clienti. La prospettiva ha fatto balzare in Borsa aziende con impianti produttivi sul territorio americano come GlobalFoundries, mentre i grandi player globali hanno chiuso in calo.

Gli Stati Uniti starebbero prendendo in considerazione un nuovo requisito per ridurre la dipendenza dall’offerta estera di semiconduttori. Lo riporta il Wall Street Journal secondo cui l’amministrazione americana starebbe valutando l’introduzione di una regola “1:1” che obbligherebbe i produttori a garantire che il numero di chip realizzati sul suolo statunitense sia equivalente a quello importato dai loro clienti.

Secondo quanto riferito, il segretario al commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick ha discusso la proposta con i dirigenti del settore, inquadrandola come un passo verso la sicurezza economica e nazionale. La mossa è in linea con la spinta dell’amministrazione Trump a rilanciare la produzione nazionale e segue i recenti impegni delle aziende globali che investono miliardi di dollari nella capacità di semiconduttori degli Stati Uniti.

Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha sottolineato che qualsiasi rapporto sul processo decisionale dovrebbe essere trattato come speculativo fino a quando non viene annunciato formalmente.

Se attuata, la politica potrebbe rimodellare le strategie della catena di approvvigionamento, bilanciando le operazioni globali con i requisiti di capacità degli Stati Uniti. Rimangono questioni chiave sulla fattibilità, l’applicazione e il modo in cui la norma potrebbe influire sulla competitività nel settore dei semiconduttori.



A beneficiarne sarebbero in primo luogo i produttori con una forte presenza industriale negli Usa, come GlobalFoundries, Micron Technology, Intel e la stessa TSMC, che sta completando in Arizona un impianto da 40 miliardi di dollari.

Reazioni dei mercati

La sola notizia ha scatenato immediate reazioni a Wall Street. GlobalFoundries ha guadagnato oltre l’11%, spinta dalle aspettative di una domanda aggiuntiva garantita da un eventuale vincolo normativo. Bene anche Intel (+3%), Skywater Technology (+9%), mentre hanno perso terreno i grandi player globali più esposti alla produzione asiatica: Samsung Electronics e SK Hynix hanno chiuso in calo a Seul, mentre anche TSMC, pur favorita dalla fab in costruzione in Arizona, ha registrato una flessione a Taipei.

Gli analisti notano che, se approvata, la norma potrebbe accelerare i piani di rilocalizzazione produttiva, sostenuti dal CHIPS Act, che già mette a disposizione decine di miliardi di dollari in sussidi e crediti fiscali per attrarre investimenti.

Implicazioni per la catena globale

Un requisito 1:1 costringerebbe i giganti asiatici a potenziare significativamente la loro presenza produttiva negli Stati Uniti o rischiare di perdere quote di mercato presso i clienti americani, in particolare nel comparto HPC e data center. “Una mossa del genere cambierebbe gli equilibri globali”, ha osservato un analista “rafforzando il peso degli impianti americani e alzando i costi per i produttori esteri”.

Per ora non ci sono conferme ufficiali da parte della Casa Bianca né dal Dipartimento del Commercio, ma le indiscrezioni bastano a suggerire che Washington stia valutando strumenti sempre più stringenti per assicurare che la prossima generazione di chip critici sia prodotta in patria.