
Nell’incontro di ieri presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, STMicroelectronics ha illustrato gli sviluppi industriali previsti per lo stabilimento di Catania. Il ministro Adolfo Urso incontra il sindaco di Catania Enrico Trantino. Le preoccupazioni dei sindacati.
Nuovo tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sullo sviluppo industriale del sito di Catania di STMicroelectronics. Nel corso della riunione – cui hanno partecipato le strutture tecniche del Mimit, il sindaco di Catania, i rappresentanti della Regione Siciliana, i vertici aziendali e le organizzazioni sindacali – la società ha illustrato lo stato di avanzamento del piano industriale 2025/27 e confermato gli impegni previsti per i prossimi anni, ribadendo che non sono previsti impatti occupazionali e che l’obiettivo nei prossimi dieci anni è quello di incrementare il numero dei dipendenti.
Nel quadro del rafforzamento della competitività e dell’autonomia strategica dell’Europa nei semiconduttori, è stato confermato che la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e STMicroelectronics hanno firmato un accordo di finanziamento da 500 milioni di euro. L’operazione, illustrata dall’azienda nel corso dell’incontro odierno, rappresenta la prima tranche di una linea di credito complessiva da 1 miliardo di euro.
“Il sito STM di Catania è un asset strategico per l’Italia e per l’Europa. Oggi abbiamo ottenuto conferme importanti sul piano industriale”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso. “Il finanziamento della BEI, inoltre, rappresenta un passo decisivo per rafforzare la nostra autonomia tecnologica nei semiconduttori e sostenere una filiera europea sempre più competitiva” ha aggiunto.
L’incontro col sindaco di Catania
A margine dei lavori del tavolo, il ministro Adolfo Urso ha incontrato il sindaco di Catania, Enrico Trantino, per proseguire il confronto sulle prospettive di sviluppo del sito, confermando l’impegno del Governo a sostegno di una filiera nazionale ed europea dei semiconduttori sempre più solida.
Al centro dell’incontro anche la realizzazione della Pilot Line WBG che dovrebbe sorgere in un’area industriale del capoluogo etneo che il Comune di Catania metterà a disposizione del CNR, capofila del progetto. L’accordo che verrà sottoscritto nei prossimi giorni, prevede la messa a disposizione, da parte del Comune di Catania, di un’area di 80.150 metri quadrati tramite costituzione del diritto di superficie a favore del CNR. Il Consiglio nazionale delle ricerche assume il ruolo di soggetto beneficiario e attuatore, coordinando l’utilizzo delle risorse e garantendo la piena esecuzione dell’intervento, in conformità al quadro normativo e programmatico approvato. A gestire le fasi di realizzazione del sito catanese è il Consorzio “Chip4Power”, di cui il CNR è socio di maggioranza e che vede partner la Fondazione Bruno Kessler, la Fondazione ChipsIT e il consorzio interuniversitario IUNET.
La posizione dell’USB
Tornando all’incontro di ieri a Roma, ulteriori dettagli, ma anche non poche preoccupazioni, sono state fornite dall’Unione Sindacale di Base che in un comunicato prende atto degli annunci ma denuncia l’assenza di un vero piano occupazionale, nonché l’aumento delle pressioni sui lavoratori del sito.
Il governo ha ribadito 2 miliardi di investimenti pubblici (su un totale di 5 miliardi di investimenti) e 2.000 assunzioni entro il 2037 come previsto dall’accordo di Sviluppo ST, ma secondo l’USB si tratterebbe solamente di normale turnover a seguito di pensionamenti, prepensionamenti e uscite volontarie incentivate.
Nel dettaglio, ST ha confermato:
- l’avvio del modulo M5 per la produzione su silicio 200 mm;
- l’introduzione della tecnologia GaN 200 mm e la sua futura messa in produzione nello stesso modulo;
- il trasferimento del SiC da 150 a 200 mm con chiusura definitiva della produzione a 150 mm;
- la chiusura dell’EWS silicio e il consolidamento dell’EWS SiC nel SiC Campus;
- la costruzione di una nuova linea di assemblaggio e collaudo (BE);
- la continuità dei contratti con i centri di ricerca esterni;
- nessun impatto occupazionale secondo la versione dell’azienda.
Secondo l’USB, questi annunci confermano una trasformazione profonda del sito, ma non portano la crescita occupazionale che Catania attende da anni.
Il “SiC Campus” avanza, ma i lavoratori restano sempre gli stessi
In particolare per quanto l’espansione della produzione di carburo di silico, ST ha ribadito l’obiettivo di 5.000 wafer a settimana di capacità produttiva SiC entro il 2027 e un’ulteriore fase espansiva legata al mercato che traguarderà il 2037 con 15.000 wafer a settimana.
È anche iniziata la fase di studio operativo per adeguare il progetto a: approvvigionamento idrico, variazioni della domanda, accelerazioni tecnologiche, tensioni geopolitiche, dinamiche del mercato cinese.
L’USB osserva che, mentre l’azienda parla di espansione e competitività globale, lo stabilimento continua a reggersi sugli stessi organici, con carichi crescenti e reparti sotto pressione.
L’incremento dichiarato di soli 37 posti di lavoro entro il 2027 è ridicolo rispetto agli investimenti annunciati e alle necessità reali del sito.
Riorganizzazioni, chiusure e transizioni: il prezzo lo paga chi lavora
La chiusura dell’EWS silicio, il trasferimento della produzione SiC, l’avvio dei nuovi moduli e l’accelerazione delle tecnologie comportano, secondo l’USB, turni più pesanti, formazione compressa, aumento dei rischi operativi, stress e carichi oltre i limiti, reparti che si svuotano per sostenere altrove l’urgenza produttiva.
La ricetta dell’USB per Catania è semplice:
- un piano occupazionale concreto, con assunzioni proporzionate agli investimenti;
- garanzie sulla sicurezza e sulla qualità del lavoro in tutte le nuove linee produttive;
- trasparenza totale su transizioni, chiusure e nuove tecnologie;
- ricollocazioni effettive e garantite per tutti gli addetti coinvolti;
- stop all’utilizzo della flessibilità estrema per coprire i vuoti di organico.
“Catania non può essere un sito in espansione solo “sulla carta”. Gli investimenti devono tradursi in lavoro stabile, sicuro e di qualità e non riorganizzazioni e crescita di profitti a discapito dei lavoratori”, conclude il comunicato dell’USB.



